
PREDICTING THE PROGNOSIS OF BREAST CANCER PATIENTS BY USING NUTRION-BASED INDEX: A SYSTEMATIC REVIEW AND META-ANALYSIS.
Chen S, Miao J, Cheng X, Duan Y.
Front Oncol. 2026 May 11;16:1775719. doi: 10.3389/fonc.2026.1775719. PMID: 42200016; PMCID: PMC13198998.
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https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42200016/
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https://www.frontiersin.org/journals/oncology/articles/10.3389/fonc.2026.1775719/full
https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC13198998/
L’indice nutrizionale prognostico (PNI) e il punteggio CONUT (Controlling Nutritional Status) sono markers compositi dello stato nutrizionale e infiammatorio che sono stati usati per predire la progressione tumorale.
Il PNI tiene conto dei livelli di albumina sierica e della conta dei linfociti totali (Yan L, 2021). Il CONUT tiene conto dei valori di colesterolo totale, dell’albumina e della conta linfocitaria (Kheirouri, 2021). I livelli di albumina sierica misurano le riserve proteiche e lo stato infiammatorio; i valori di linfociti totali sono un indicatore delle difese immunitarie e i livelli di colesterolo totale misurano le riserve lipidiche e la sintesi epatica.
Pur essendo stata riportata la loro rilevanza prognostica nel carcinoma mammario, l’evidenza rimane ancora debole.
Per questo motivo è stata condotta una revisione sistematica e meta-analisi per valutare l’utilità prognostica del PNI e del CONUT nel carcinoma mammario, analizzando l’associazione tra questi markers nutrizionali-infiammatori e gli esiti clinici nelle pazienti con carcinoma mammario.
Lo studio, condotto da ricercatori cinesi, ha incluso 32 studi (pubblicati dal 2014 al 2025) per un totale di 13.120 pazienti. Gli endpoints analizzati comprendevano sopravvivenza globale (overall survival, OS), sopravvivenza libera da malattia (disease-free survival, DSF) e risposta patologica completa (pathological complete response, pCR).
I risultati mostrano che un PNI elevato è associato a una prognosi più favorevole. In particolare, valori più alti di PNI si associano a una migliore sopravvivenza globale, con HR 0,49 (IC 95%: 0,39-0,61; P<0,00001), e a una migliore sopravvivenza libera da malattia, con HR 0,69 (IC 95%: 0,58-0,81; P<0,00001). Invece il rapporto tra PNI e risposta patologica completa è risultato meno solido: l’associazione ha raggiunto un valore borderline, con OR 1,57 (IC 95%: 1,00-2,47; P=0,05), ma il risultato è apparso sensibile all’influenza dei singoli studi e non può essere considerato conclusivo.
Il CONUT ha evidenziato un andamento opposto: punteggi elevati, indicativi di peggiore stato nutrizionale e infiammatorio, sono risultati associati a esiti sfavorevoli. Un CONUT alto correla con una peggiore sopravvivenza globale, con HR 1,77 (IC 95%: 1,29-2,44; P=0,0005), e con una sopravvivenza libera da malattia più breve, con HR 2,08 (IC 95%: 1,75-2,47; P<0,00001).
Nel complesso, la meta-analisi suggerisce che PNI e CONUT possano contribuire alla stratificazione prognostica delle pazienti con carcinoma mammario. Il dato è clinicamente interessante perché entrambi gli indici derivano da parametri semplici e facilmente disponibili, legati allo stato nutrizionale, immunitario e infiammatorio.
Va usata comunque cautela prima di inserire ed integrare questi indici nei percorsi decisionali nella pratica clinica. Infatti, gli studi inclusi presentano eterogeneità, cut-off non uniformi e disegni prevalentemente osservazionali e, quindi, dovranno essere effettuate validazioni prospettiche per chiarire se il miglioramento dello stato nutrizionale possa modificare realmente la prognosi delle pazienti con carcinoma mammario.


Bibliografia
Yan L, Nakamura T, Casadei-Gardini A, Bruixola G, Huang YL, Hu ZD. Long-term and short-term prognostic value of the prognostic nutritional index in cancer: a narrative review. Ann Transl Med. (2021) 9:1630. doi: 10.21037/atm-21-4528.
Kheirouri S, Alizadeh M. Prognostic potential of the preoperative controlling nutritional status (CONUT) score in predicting survival of patients with cancer: a systematic review. Adv Nutr. (2021) 12:234–50. doi: 10.1093/advances/nmaa102.
COMMENTO a cura di Greta Caprara, Dipartimento di Oncologia Sperimentale, IEO, Istituto Europeo di Oncologia, IRCCS, Milano.
Negli ultimi anni è emerso con sempre maggiore chiarezza quanto lo stato nutrizionale, l’infiammazione sistemica e la risposta immunitaria siano strettamente interconnessi nell’influenzare la prognosi dei malati oncologici. La malnutrizione, infatti, non va considerata esclusivamente come una conseguenza della neoplasia e/o delle terapie; al contrario, può contribuire alla progressione tumorale, associandosi a meccanismi che promuovono l’infiammazione cronica, compromettono la competenza immunitaria e riducono la tolleranza ai trattamenti antitumorali. In questo contesto, l’individuazione di biomarcatori semplici e di facile applicazione clinica assume particolare rilevanza, non solo per la stratificazione prognostica, ma anche per identificare precocemente i pazienti che potrebbero beneficiare di interventi nutrizionali mirati, da integrare nel percorso di cura.
I risultati di questa meta-analisi si inseriscono coerentemente in tale scenario, suggerendo che il Prognostic Nutritional Index (PNI) e il Controlling Nutritional Status (CONUT) possano rappresentare utili biomarcatori prognostici nelle pazienti con carcinoma mammario. Nello specifico, un valore elevato del PNI è associato a una migliore sopravvivenza globale (overall survival, OS) e a una maggiore sopravvivenza libera da malattia (disease-free survival, DFS), mentre un punteggio CONUT elevato è correlato a una prognosi più sfavorevole, caratterizzata da una riduzione della OS e da una DFS più breve. Rimane, invece, incerta l’associazione tra il PNI e il raggiungimento della risposta patologica completa (pathological complete response, pCR), poiché le analisi di sensibilità ne evidenziano una limitata robustezza statistica.
Un elemento di particolare interesse di questo studio è rappresentato dalla sua solidità metodologica, che consente di superare alcune delle principali limitazioni delle precedenti meta-analisi. Tale robustezza deriva dall’inclusione di una popolazione più ampia ed eterogenea, dall’impiego preferenziale di “hazard ratio” ottenuti da modelli multivariati e dall’esecuzione di analisi per sottogruppi e meta-regressioni, che hanno identificato nella modalità di trattamento e nel grado di aggiustamento statistico le principali fonti di eterogeneità.
Dal punto di vista biologico, le associazioni osservate appaiono plausibili. Il PNI e il CONUT sono, infatti, calcolati sulla base dei livelli di albumina sierica, della conta linfocitaria e, nel caso del CONUT, del colesterolo totale, configurandosi come indicatori integrati, seppur indiretti, dello stato nutrizionale, dell’infiammazione sistemica e della competenza immunitaria. La riduzione dei livelli di albumina sierica e della conta linfocitaria riflette non solo uno stato di malnutrizione, ma anche la presenza di un’infiammazione sistemica persistente, che può compromettere la capacità dell’organismo di sostenere un’adeguata risposta immunitaria antitumorale, riducendo l’efficacia dei trattamenti e determinando, di conseguenza, un outcome clinico meno favorevole.
Da questa prospettiva, la nutrizione potrebbe assumere un ruolo che va oltre il semplice supporto metabolico, rappresentando un fattore modificabile in grado di influenzare l’asse infiammazione-immunità. Sebbene non sia ancora possibile dimostrare un rapporto causale, questi risultati rafforzano l’ipotesi che strategie nutrizionali precoci e personalizzate potrebbero contribuire a modulare lo stato infiammatorio, preservare la funzione immunitaria e, indirettamente, migliorare la risposta ai trattamenti oncologici e gli outcome clinici.
L’interpretazione dei dati ottenuti da questo studio richiede, tuttavia, cautela. L’elevata eterogeneità riscontrata in diverse analisi e gli intervalli di predizione, che in alcuni casi non escludono l’assenza di un effetto, suggeriscono infatti che le associazioni osservate potrebbero non essere replicabili in contesti geografici o clinici differenti. Inoltre, la prevalenza di studi retrospettivi, l’assenza di valori soglia standardizzati per il PNI e il CONUT e la limitata disponibilità di analisi stratificate in base al sottotipo molecolare ne riducono la trasferibilità nella pratica clinica.
In conclusione, questa meta-analisi suggerisce che il PNI e il CONUT potrebbero rappresentare biomarcatori prognostici semplici, a basso costo e facilmente applicabili nella pratica clinica, per le pazienti con carcinoma mammario. Più in generale, questi risultati rafforzano l’ipotesi che lo stato nutrizionale costituisca una componente della biologia tumorale e del percorso terapeutico, evidenziando la necessità di includerne sistematicamente la valutazione nella pratica oncologica.
La sfida futura sarà stabilire se la valutazione e il trattamento dello stato nutrizionale possano essere integrati nelle strategie terapeutiche, contribuendo a migliorare gli esiti clinici delle pazienti con carcinoma mammario.


